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La situazione in Congo ancora drammatica
Don Modesto ci scrive

In un paese dilaniato dagli scontri, dalla violenza, dalla guerra per l’accaparramento delle risorse minerarie, don Modesto Habinsuti Subwanone (leggi l’articolo precedente https://www.lasettimanalivorno.it/don-modesto-dal-congo-grazie-e-pregate-per-noi/), sacerdote vicino alla diocesi di Livorno, ha inviato questo messaggio per aggiornarci sulla situazione nel paese e per invitarci ancora alla preghiera.
Vi mando questo messaggio per aggiornarvi sulla situazione del Congo e ricordare quella possibilità di dare una mano ai fedeli vittime della guerra. Il Congo è nel caos. Ripensare la pace in Congo è un cammino difficile ma non impossibile. Questo è possibile solo se si riconosce nell’altro un fratello, sostiene il professor Jean-Claude Mulekya Kinombe, presso la facoltà di Teologia della Pontificia Università Antonianum e frate francescano. Spero voi state bene tutti a casa. La mia famiglia si porta bene. La vita nella mia parrocchia prosegue benino. Ho importato la tradizione italiana qui da noi delle visite e le benedizioni delle famiglie. È per noi il momento di portare una parola di CONFORTO E DI PACE ai fedeli impauriti, disperati e schiacciati dalla guerra.
In questo momento di quaresima abbiamo chiesto ai fedeli di vivere concretamente la preghiera, la carità e il digiuno. Quindi chiediamo fedeli non solo di pregare per la pace e la riconciliazione in Congo ma anche si chiede a colui che ha due misure di farina di condividere con colui che non ha nulla. La stessa cosa per i vestiti, ect. Come vedete nelle foto nonostante la miseria e la povertà i fedeli trovano qualcosa per offrire al sacerdote che passa per la benedizione della famiglia e della casa: gallina, capretto, anatra, taccino, banane, acqua, uova, verdura ect.
Noi continuiamo con la nostra missione con serenità. Il Signore ci sostiene e ci aiuta ad andare aventi nonostante tutto. La popolazione vive nella resilienza totale sperando un futuro migliore. Fin adesso, qui da noi il conflitto tra le due Provincie del Nord e Sud Kivu della Repubblica Democratica de Congo, la popolazione rimane sempre molto affamata e impaurita. Però, abbiamo fede nella proposta di risoluzione e di mediazione dei pastori della chiesa cattolica guidata dalla Conferenza episcopale del Congo (CENCO) e dei protestanti congolesi cioè la Chiesa di Cristo del Congo. Si tratta di un ‘patto sociale per la pace’ che si sta attivando. Un ‘Patto sociale per la pace e la convivenza nella Repubblica democratica del Congo e nella regione dei Grandi Laghi’. Un patto che prevede prima la riconciliazione interna e poi regionale.
C’è anche una parte scientifica con riflessioni per gestire meglio l’economia e la politica del Paese e fare in modo che le ricchezze della R.D. Congo soprattutto i minerali vadano ai congolesi. Essendo presenti qui osserviamo che nelle due città di Goma e Bukavu la situazione è d’avvero gravissima, sia dal punto di vista umanitario, sia della sicurezza. Nelle due città occupate dal movimento M23 sostenuto dal Rwanda, la popolazione ha paura, non esce in strada dopo il tramonto e prima dell’alba.
In giro ci sono ribelli e migliaia di detenuti fatti uscire dalle carceri. Non c’è più un militare o un poliziotto, nessuno può proteggerli, non si sa a chi chiedere aiuto. Si va a dormire la sera senza sapere se al mattino si sarà ancora vivi. I ribelli hanno il fucile facile e mirano dritto alla testa se incontrano qualcuno che non li capisce.
A Goma ci sono centinaia di migliaia di sfollati. Non c’è cibo, le persone vagano alla ricerca di qualcosa per sfamare la famiglia, vestiti di abiti stracciati o semi nudi. La gente è allo stremo, stanca di tanti anni di guerra. Molti hanno problemi psicologici, depressioni.
I vescovi hanno incontrato anche i ribelli del Movimento M23. Sono stati accolti bene ma è stato pericoloso. C’erano armi ovunque. Noi come chiesa abbiamo ribadito che la guerra non è mai la soluzione, perché stanno morendo nostri fratelli e sorelle.
La prima cosa che chiediamo è una risposta umanitaria perché la situazione è indescrivibile e molto preoccupante. Dobbiamo ricordare che non c’è solo Gaza e l’Ucraina. Per capire cosa sta avvenendo in Congo non dobbiamo ignorare, la sua storia, la sua geografia, la sua politica e le sue ricchezze.
Come osserva Baderha Batumike Patient, dottorando in scienze sociali e consulente dell’ambasciata congolese presso la Santa Sede, Spesso non si capisce perché in un Paese di 2.345.406 chilometri quadrati e con più di 100 milioni di abitanti, tutti sono poveri. Più del 70% delle persone è povera. Le ragioni profonde della guerra che si sta vivendo oggi in Repubblica Democratica del Congo sono da ricercarsi nella storia del secolo scorso, e in primo luogo nel genocidio in Ruanda. Alla base c’è la ricchezza del sottosuolo congolese: cobalto (il Paese ne è il primo produttore mondiale), oro, diamanti, risorse minerarie metalliche. A questo si aggiungono altri primati naturali.
Unione di preghiera. Vi ringraziamo sentitamente per la vostra attenzione. A tutti manca da mangiare. Le banche sono chiuse. Non c’è la circolazione del denaro. Non sono buone notizie.
In fede,
Don modesto, Parroco della parrocchia San Kizito Goma


























