Caritas in campo dopo il passaggio dell’uragano Dorian alle Bahamas

Una grande desolazione, ma anche una macchina della solidarietà che si sta mettendo in moto. Si presentano così, a una settimana dal terribile passaggio dell’uragano Dorian, le due isole di Grand Bahama e Abaco, nella zona nordoccidentale dell’arcipelago delle Bahamas. Desolazione del territorio, ma anche desolazione dei cuori, come riferisce al Sir in una drammatica testimonianza padre David Cooper, parroco della comunità dedicata a Maria Stella del Mare, a Freeport, capoluogo della Grand Bahama: “Al momento molte persone sono traumatizzate in seguito agli eventi. I bambini sono diventati muti nelle loro abilità sociali, gli adulti sono intorpiditi dal trauma e sopraffatti dalla realtà di dover ricominciare a costruire le loro case. Non hanno ancora compreso la gravità dell’uragano e il suo impatto sulla loro vita”.

 50 vittime ufficiali, 2.500 dispersi, 5mila evacuati. Le vittime confermate sono 50, ma i dati ufficiali riferiscono di 1.300 dispersi e il bilancio è destinato comunque ad aggravarsi. L’ultimo report del Caribbean disaster emergency management agency (Cdema) parla di 76mila persone in qualche modo coinvolte nella calamità, 15mila bisognose di aiuto, 5mila evacuate, 2.043 ospitate nei primi centri di accoglienza, in tutto nove, allestiti nella città di New Providence. La popolazione evacuata di Grand Bahama e Abaco è stata portata nei centri martedì scorso e le strutture sono già stracolme. Altri sono stati ospitati da amici e famigliari.

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