I tessuti “bizarre” del museo diocesano in una tesi di laurea

Benedetta Arru si è laureata con 110 e lode!

110 e lode! Benedetta Arru, giovane livornese, si è appena laureata all’Università di Pisa nel Corso di laurea magistrale in storia e forme della arti visive, dello spettacolo e dei nuovi Media con una tesi sul museo diocesano di Livorno. L’abbiamo intervistata.

Benedetta, “Lo stile bizarre dei paramenti sacri del museo diocesano di Livorno”: questo il titolo della tua tesi. Di cosa parla la tua ricerca e perché hai scelto proprio il museo diocesano ?

La mia tesi si concentra su un gruppo di paramenti sacri conservati in parte al museo diocesano e in parte di due chiese (della Madonna e Santa Caterina), la loro particolarità è data dalle stoffe con cui sono realizzate, ovvero i tessuti bizarre di inizio Settecento!! Bizarre perché presentano dei disegni insoliti, di difficile descrizione tra forme astratte geometriche e vegetali! Frutto di incontro tra l’immaginario classico europeo e le stoffe importate dall’Oriente. Ho scelto il Museo Diocesano perché l’ambito di ricerca della mia relatrice, la prof.essa Antonella Capitanio sono le arti applicate ovvero principalmente argenteria e tessuti e di questo i musei diocesani ne sono ricolmi. E sono tra i pochi luoghi che davvero conservano le arti più vicine alla popolazione. Il Museo diocesano è un luogo particolarmente denso e ricco di argenterie, ex-voto, sculture lignee e tessuti.

Cosa ti ha colpito di più nella tua ricerca?

Ciò che mi ha colpito di più della mia ricerca, che è anche la mia tesi, è l’importanza del porto di Livorno, i tessuti di cui ho scritto, erano molto preziosi e lussuosi, prodotti in Francia e a Venezia, richiestissimi dalle corti più ricche. Livorno era l’unico porto toscano scalo per le grandi rotti commerciali tra Occidente e Levante  e i prodotti di lusso passavano dai depositi e dai negozianti livornesi di ogni nazionalità-ricordiamo Livorno città delle Nazioni- e spesso venivano comprati tramite aste dagli stessi negozianti o dalle chiese per realizzarne dei parati completi. Questi tessuti così preziosi e rari sono presenti a Livorno e ciò ci fa capire come la città fosse importante a livello internazionale.

Come pensi che la memoria di un museo come quello diocesano possa aiutare la fede oggi?

Attraverso i musei diocesani è possibile vedere quanta devozione e quanta dedizione fosse presente nelle persone in tempi passati. I tessuti di cui tratto sono conservati come paramenti sacerdotali perché qualcuno ha deciso che quei tessuti fossero un oggetto importante, significativo per rappresentare la fede e fossero anche un dono alla Chiesa. Venivano donati per testamento o per grazia ricevuta. Il museo ci racconta della vita delle persone che devotamente realizzavano o commissionavano oggetti d’arte, per donarli come espressione della propria fede, come ringraziamento. Per questo sono convinta che andare a scoprire questi oggetti nei musei, capire come facessero parte del culto, può aiutare anche noi uomini e donne di quest’epoca a prestare attenzione alle celebrazioni di ogni domenica, ricordando quanto ogni persona nel suo piccolo possa donare e fare qualcosa per la propria Chiesa.